30 marzo 2006

Prossimo passo, l’interazione uomochip

«Verrà rivoluzionata la relazione uomomacchina. Penso a un’interfaccia neuronechip. In un tempo non troppo lontano sarà possibile collegare dei microchip ai neuroni, attraverso nanocavi fatti di materiale biocompatibile. Del resto, nel cervello umano e nei processori dei pc le informazioni circolano sotto la spinta di impulsi elettrici. Nel cervello si ha uno scambio di ioni, mentre nei pc vengono trasferiti degli elettroni, ma il principio di fondo resta il medesimo».

A disegnare questo scenario futuribile è Roberto Cingolani, direttore del Laboratorio Nazionale di Nanotecnologia (NNL) di Lecce, uno dei centri di ricerca nanotech più avanzati in ambito internazionale, forte di 170 ricercatori. «Mi chiede se queste invenzioni cambieranno la vita? Bè, di certo cambieranno i processi di apprendimento. Immaginiamo un microprocessore da una parte collegato al cervello umano e dall’altra connesso in modalità wireless a una immensa rete Internet. Le persone, così, accederanno direttamente a tutta la conoscenza disponibile. A questo punto la scuola e l’Università che conosciamo oggi saranno del tutto inutili. La scuola fornirà le relazioni necessarie per comprendere e usare meglio le informazioni acquisite e non sarà più un luogo dove vengono trasferite nozioni. Si tratta di un’ipotesi meno futuristica e immaginaria di quanto possa sembrare a prima vista. Del resto, l’attuale società dell’Internet e delle reti globali ci avvicina già a questa prospettiva».

In Italia gli studi sul nanotech sono all’avanguardia e in grado di competere con i principali centri internazionali. Oltre a NNL, sono attivi il Nest (National Enterprise for Nanoscience and NanoTechnology) della Normale di Pisa e l’S3 di Modena. «Accade spesso commenta Cingolani che nei settori emergenti, dove l’intraprendenza e la voglia di sperimentare contano più dei soldi e della programmazione, gli italiani riescano a ottenere buoni risultati. Per continuare in questa direzione occorre anche altro: la capacità di fare sistema e risorse, anche pubbliche, destinate ai centri migliori. E serve anche il coraggio di chiudere le strutture inefficienti. Per essere competitivo il nostro Paese deve investire sui settori ad alta tecnologia, puntando all’eccellenza e costruendo attorno a questo la propria immagine. Il modello di azione dovrebbe rifarsi un po’ a quello che la Ferrari ha saputo rappresentare nel mondo dell’automobilismo».

Fonte: Repubblica

28 marzo 2006

Penso, dunque scrivo: un computer può essere controllato dalla mente

Grazie a una tecnologia sviluppata da ricercatori tedeschi un computer può essere controllato dalla mente. Infinite le applicazioni pratiche...

Un uomo è seduto davanti a un pc e indossa uno strano casco da cui spuntano decine di cavetti colorati. Ad un tratto senza che abbia mosso un dito varie righe di testo appaiono sullo schermo, come per incanto. Sembra fantascienza eppure è realtà. Alla fiera della tecnologia che si è tenuta recentemente ad Hannover un computer attirava la curiosità dei visitatori: si poteva controllare con la mente. Al bando fenomeni occulti e paranormale, qui è tutta scienza.

Ideato e messo a punto da ricercatori del Fraunhofer Institute di Berlino in collaborazione con i colleghi della Berlin Humboldt University il computer è destinato a fare parlare di sé. Come funziona? L'utente di turno si mette in testa un particolare casco cosparso nel suo interno da decine di sensori, qualcosa di simile a quello che si deve indossare per fare un elettroencefalogramma tanto per intenderci, in grado di catturare l'attività elettrica del cervello. Con questo copricapo ad alta tecnologia si può fare funzionare il computer senza nemmeno toccare il mouse, semplicemente sfruttando il pensiero.

Ma chi si immagina che l'utente debba possedere poteri paranormali si sbaglia di grosso. Per fare funzionare la macchina bastano 20 minuti di addestramento e poi giù a scrivere testi, inserire dati e quant'altro passi... per la mente. La spiegazione di questo miracolo è in realtà semplicissima: grazie a uno speciale algoritmo il pc riesce a risconoscere l'attività elettrica della corteccia cerebrale, quella zona dell'encefalo dove hanno origine i movimenti e quindi muove il cursore, fa apparire le lettere che riempiono lo schermo. Le applicazioni di questa nuova tecnologia sono numerosissime e spaziano dal campo medico, all'intrattenimento, alla sicurezza.

Una versione per disabili che interagisce con un pc e altri sipositivi elettronici, come protesi bioniche sarà commercializzata a breve. Evidentissimi i vantaggi nella guida di un'automobile: basterà un semplice pensiero per rallentare o fermare il veicolo. Ma non solo: siccome il dispositivo capta il segnale nervoso proprio al momento della sua formazione, riesce ad offrire qualche frazione di secondo di vantaggio rispetto ai tempi di reazione di un individuo senza handicap. Insomma una vera rivoluzione nei rapporti tra uomo e tecnologia.

Grazie a una tecnica analoga sviluppata negli Stati Uniti recentemente, Matthew Nagle, 25 anni, paralizzato dal collo in giù in seguito a un incidente, riesce ad accendere e spegnere la televisione, cambiare canale e volume dell'apparecchio, senza alzarsi o usare il telecomando. Ma per ottenere questi risultati gli è stato impiantato un chip nel cervello. Una differenza di non poco conto in favore del nuovo congegno presentato ad Hannover che non necessita di un delicato e invasivo intervento chirurgico.

Fonte: Libero News

L'aereo che cambia forma in volo

A buon punto uno studio del prestigioso Mit statunitense i velivoli avranno ali che si muovono come quelle degli uccelli.

ROMA - L'ala di un aereo che si muove come l'ala di un uccello per poter intercettare le correnti d'aria, una barca che modifica la propria chiglia a seconda dello stato delle acque in cui naviga. Il tutto con enormi vantaggi, compreso il risparmio di combustibile. Quello che oggi, con le attuali tecnologie, è impensabile, presto potrebbe diventare realtà grazie alla nuova applicazione di un vecchio principio: la batteria ricaricabile.

La ricerca viene condotta da un team internazionale di ricercatori presso il Massachusetts Institute of Technology, con il contributo dell'Istituto federale svizzero di tecnologia e dell'Università di Karlsruhe in Germania. La ricerca è stata pubblicata su due riviste specializzate: 'Advanced Functional Materials and Electrochemical' and 'Solid-State Letters'.

Il materiale 'morphing', ovvero in grado di assumere aspetti, è un composto di ossido di litio, cobalto e grafite: l'applicazione di una corrente elettrica determina un movimento di ioni tra i due componenti.
Un processo simile a quello che accade durante la ricarica di una batteria: "Si è sempre pensato che questo fosse qualcosa di nocivo per le batterie. Ma ho pensato che avremmo potuto usare questo principio per un'altro fine: il movimento delle strutture su grande scala", ha detto Yet-Ming Chiang, del Mit che lavora al progetto con il professor Steven R. Hall e altri ricercatori.

Questi materiali possono funzionare a basse tensioni (circa cinque volt), un risultato notevole rispetto alle centinaia dei volt richiesti da altri materiali piezoelettrici (che cambiano cioè in risposta a un campo elettrico). Inoltre si tratta di strutture estremamente leggere: "Per le cose che volano il peso è importante", sottolinea il professor Hall.

In alcuni test, i ricercatori hanno scoperto che il materiale si espande del 19 per cento ed è particolarmente resistente alla pressione, fino a circa 200 megapascal. Al contrario, altri materiali piezoelettrici possono sopportare solo un decimo di questa pressione.

Dunque si tratta di materiali che resistono "ad un alto livello di stress", spiega Chiang del MIT. Fino a oggi è stato prodotto un semplice laminato 'morphing', ma entro la fine dell'anno i ricercatori pensano di costruire dei prototipi di pale da elicottero che possono cambiare la loro forma mentre ruotano.

Gli scienziati, cautamente, spiegano che molto lavoro deve ancora essere fatto, come il raffinamento della progettazione della batteria per il funzionamento ottimale in un veicolo 'mutaforma'. Tuttavia il professor Chiang fa notare che "abbiamo potuti dimostrare il potenziale di questo metodo persino usando le attuali batterie." Questa ricerca è stata finanziata dal Defense Advanced Research Projects Agency, meglio conosciuto come Darpa, un ente di ricerca statunitense che sviluppa nuove tecnologie per il Pentagono.

Fonte: Repubblica

27 marzo 2006

Creato in Usa il maiale transgenico

Nato in laboratorio un porcellino con il grasso omega-3 anticolesterolo Grazie alla biotecnologia gli è stato inserito il gene per l'enzima Fat-1. La scoperta potrebbe rivoluzionare i costumi alimentari.

ROMA - Buono come una salsiccia, sano come un pesce. Tra qualche anno sarà forse possibile ingozzarsi di salame e mortadella senza sentirsi in colpa per aver messo a dura prova il nostro colesterolo. Ma per poterlo fare, se la scienza manterrà le promesse, sarà necessario superare un tabù di non poco conto: mangiare la carne di un animale transgenico.

Ad aprire questa porta è un gruppo di scienziati provenienti da diversi centri di ricerca medica statunitensi, coordinati da Yifan Dai della University of Pittsburgh School of Medicine. Questo team è riuscito infatti nell'intento di creare in laboratorio dei maialini transgenici che oltre al normale patrimonio genetico dei suini posseggono il gene per l'enzima 'Fat-1' che trasforma i dannosi grassi omega-6 nei preziosissimi omega-3, gli stessi contenuti nel pesce azzurro. Mentre il primo tipo di grasso è un vero e proprio killer delle nostre arterie, il secondo ha qualità benefiche per il cervello e protettive per il cuore.

A dare conto di questo straordinario successo dell'ingegneria genetica è la prestigiosa rivista Nature Biotechnology. I ricercatori hanno trasferito il 'Fat-1' in fibroblasti fetali suini, le cellule destinate a generare i 'mattoni' del tessuto connettivo. Quindi, partendo da queste cellule ingegnerizzate e utilizzando la tecnica nota come trasferimento nucleare, l'equipe ha proceduto alla clonazione. Infine, hanno analizzato il tessuto connettivo degli animali così ottenuti, per verificarne la capacità di sintetizzare le sostanze benefiche.

Anche se secondo gli autori dell'esperimento è prematuro pensare di creare allevamenti di suini transgenici ricchi di questi elementi preziosi per la salute, gli esemplari ottenuti potrebbero essere usati come modello di studio per malattie umane e per vedere l'effetto degli omega-3 nel corpo.

Fonte: Repubblica

25 marzo 2006

Nasce il super motore a reazione del futuro.

In volo a dieci volte la velocità del suono, permetterà di volare dall'Australia all'Europa in due ore: non ha parti mobili e non ha bisogno di aggiunte di ossigeno.

NEW YORK – Dall’Australia all’Europa in due ore. Fra vent’anni, o - almeno dal punto di vista tecnologico - anche prima, il volo ipersonico fino all’incredibile velocità di Mach 10, pari a circa 12.200 chilometri l’ora, si prepara a diventare realtà. Dopo il successo, spettacolare ma stranamente passato quasi sotto silenzio (a causa soprattutto del conflitto in Iraq), dei primi due voli sperimentali a velocità da 6,83 a 10 volte la velocità del suono, compiuti nel 2004 con il veicolo X-43A dalla NASA, la corsa riprende e sta accelerando. Un nuovo propulsore a getto senza parti in movimento, in grado di raggiungere secondo i calcoli dei progettisti i 7,6 Mach di velocità, 9.000 chilometri orari, si prepara a partire venerdì 24 marzo dal poligono di Woomera in Australia. Al progetto collaborano il laboratorio di ricerche spaziali dell’università del Queensland e l’industria aerospaziale britannica Qinetiq che ha progettato la sonda ipersonica denominata Hyshot-3 Scramjet. «Abbiamo verificato e ricontrollato ogni parte più volte», dice il professor Allan Paull, lo scienziato australiano che dirige le operazioni di lancio. «Abbiamo stretto una per una le viti e le abbiamo bloccate con una colla speciale lucidandole a specchio una per una, perché non ci siano problemi di surriscaldamento e di attrito. Abbiamo fatto tutto quello che era umanamente possibile, e anche mettendo in bilancio la possibilità sempre presente di malfunzionamento o imprevisti, abbiamo una ragionevole fiducia che il risultato, dopo l’insuccesso delle due precedenti missioni, questa volta sarà positivo».

SENZA TURBINE - Il propulsore Scramjet, a differenza di quelli usati dagli aerei a reazione, non ha bisogno per funzionare di una turbina e, al contrario dei motori a razzo tradizionali, non deve trasportare pesanti serbatoi di idrogeno liquido. Il principio su cui si basa la propulsione è di una semplicità assoluta perché la propulsione, una volta raggiunta una determinata velocità, avviene sfruttando il surriscaldamento dell’aria, che viene compressa e, per conseguenza del cosiddetto “effetto Venturi”, si incendia passando attraverso la strozzatura di un tubo a doppio tronco di cono. Così, una volta superata la soglia critica di 4 Mach (circa 1360 metri al secondo), l’accensione dell’idrogeno contenuto nell’atmosfera diventa automatica e alimenta in continuazione la spinta in avanti, la quale a sua volta permette al motore di aspirare più aria e di bruciare più idrogeno, aumentando radicalmente la velocità e senza bisogno di trasportare più nessun tipo di carburante. Prima di sfruttare le ovvie potenzialità di questi nuovi motori nell’aviazione militare e civile, restano da risolvere problemi di tecnologia, di avionica e forse soprattutto economico-commerciali di enorme difficoltà. Ma gli esperimenti australiani, come i voli sperimentali della NASA, stanno facendo da propellente a un processo che porterà forse, come è già in precedenza avvenuto con il passaggio dall’elica al motore a reazione, a una nuova generazione di aerei senza reattori e in grado di funzionare, per la maggior parte del volo, addirittura senza carburante.

SEI SECONDI - Il lancio di Woomera, se tutto andrà secondo i piani, permetterà all’aereo anglo-australiano Hyshot-3 senza pilota di salire, attaccato in cima a un razzo tradizionale, fino a 350 chilometri per precipitare quindi, dopo il distacco del serbatoio ormai vuoto, in caduta libera verso la Terra. Poi, non appena il velivolo ipersonico avrà raggiunto i 35.000 metri di quota, avrà inizio il test, con l’accensione automatica dell’idrogeno contenuto nell’aria spinta a forza all’interno del nuovo motore, che una volta raggiunti i 7,6 Mach (9.000 km/ora) per effetto della combustione e della forza di gravità continuerà la sua corsa sempre più veloce verso la Terra. Gli scienziati, per studiarlo, avranno a disposizione solo 6 secondi. Poi Hyshot-3, per effetto dell’aumento di temperatura e di velocità, si distruggerà. Ma per il direttore della missione anche questo effimero risultato sarà un grande successo. «Finora – spiega l’australiano professor Paull, che dirige l’esperimento – abbiamo potuto studiare solo il funzionamento del nuovo motore a terra, nella galleria del vento e per un tempo brevissimo, dell’ordine di millisecondi che ci ha appena permesso sì e no di vedere per un attimo il processo di combustione».

COSTI CONTENUTI - Con un costo di appena un milione e 400 mila euro, l’aereo anglo-australiano, rispetto alla molto più costosa ma anche più complessa missione americana, presenta il vantaggio dell’economicità e servirà, inoltre, come battistrada per il lancio di un secondo velivolo ipersonico progettato dall’Agenzia aerospaziale nipponica Jaxa, che è previsto fra quattro giorni. Poi sarà la volta degli australiani, che in giugno lanceranno il velivolo ipersonico militare sperimentale DSTO (Defence, Science and Technology Organization), dotato di un propulsore ad autoaccensione capace di raggiungere i 12.000 km/orari. I nuovi motori, una volta messa a punto la tecnologia necessaria, secondo gli esploratori del futuribile più visionari permetteranno di rendere insignificanti le distanze fisiche fra continenti, come già sta accadendo, per esempio, nella telefonia. Se la distanza fra l’Australia e l’Europa o fra l’America Latina e l’Europa dovesse ridursi, come qualcuno prevede, a voli ipersonici dell’ordine delle due o tre ore, le conseguenze economiche ma anche sociali sarebbero enormi. Ma le prime applicazioni si vedranno più probabilmente nel lancio dei satelliti e nella difesa, due settori dove gli Stati Uniti sono già in forte vantaggio. Lo dimostra del resto anche il successo del velivolo ipersonico senza pilota X-43 A della NASA (lunghezza m. 3,70; apertura alare m. 1,50; altezza 60 centimetri), che due anni fa è stato portato a 12.000 metri di quota da un bombardiere B – 52, poi lasciato planare nell’aria dove un razzo lo ha fatto salire a 33.500 metri e, infine, grazie ai due motori ipersonici montati sotto le ali, ha potuto volare da solo per oltre 1000 chilometri alla velocità di 11.000 chilometri orari, prima concludere l’esperimento inabissandosi dentro il Pacifico.

Fonte: Corriere della Sera

24 marzo 2006

Clonazione, la Spagna avanza. Passa bozza di progetto di legge

A fini terapeutici e controllata. Per creare tessuti o organi da nuclei cellulari. Regole per le banche di materiale biologico.

MADRID - La Spagna potrebbe essere il primo paese al mondo a dotarsi di una legge per la clonazione controllata. Madrid ha fatto oggi un nuovo passo per consentire la clonazione a fini terapeutici, ma sotto stretto controllo. Il governo ha infatti approvato una bozza preliminare di un disegno di legge, che include la tecnica di trasferimento dei nuclei cellulari per creare tessuti o organi da utilizzare nella terapia di malattie considerate incurabili.

La vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega e il ministro della sanità Elena Salgado hanno annunciato che il consiglio dei ministri ha oggi approvato, durante la sua riunione settimanale, una bozza preliminare del progetto di legge sulla ricerca biomedica che comprende la clonazione terapeutica, una tecnica contro la quale si è espressa la Conferenza episcopale affermando che attenta alla la dignità della persona.

La nuova legge regolerà anche le banche di materiale biologico, cioè i sistemi di immagazzinamento di campioni biologici o genetici, per offrire le massime garanzie di protezione e privacy, hanno spiegato gli esponenti del governo socialista.

La clonazione, secondo la bozza preliminare, sarà sottoposta allo stretto controllo di un Comitato di garanzia che dovrà esaminare ogni caso concreto e decidere se concedere o meno il permesso per l'uso della tecnica autorizzata attualmente in Europa solo da Gran Bretagna, Svezia e Belgio ma nel mondo anche da Australia, Giappone, Corea, Israele e Singapore. E' consentita anche negli Stati Uniti, ma senza l'impiego di fondi pubblici federali.

Il testo preliminare approvato oggi dovrà ora essere discusso dalle associazioni scientifiche e dalle regioni per poi tradursi in un progetto di legge che dovrà essere approvato di nuovo dal governo prima di essere dibattuto in parlamento.Il ministro Salgado ha spiegato che la legge vuole "offrire garanzia giuridica e legale per i progressi della scienza", ma allo stesso tempo porre limiti per far prevalere il diritto delle persone.

Carlos Martinez, presidente del Consiglio superiore della ricerca scientifica (Csci), citato dall'agenzia Efe, ha definito la tecnica di clonazione "uno sviluppo straordinario per facilitare la ricerca nella medicina rigenerativa". Antonio Pellicer, direttore dell'Istituto valenciano sulla infertilità (Ivi) ha accolto con entusiasmo l'approvazione della bozza preliminare sottolineando tuttavia che resta ancora "molto cammino da percorrere".

Fonte: Repubblica

Staminali, speranze dai testicoli "Cellule simili alle embrionali"

Su Nature l'importante ricerca di un gruppo di scienziati tedeschi. Per il momento l'esperimento è stato limitato ai topi.

ROMA - Le cellule estratte dai testicoli umani potrebbero in futuro sostituire le staminali embrionali ai fini terapeutici. Ad alimentare questa speranza è lo studio di un gruppo di scienziati tedeschi che sarà pubblicato sull'edizione web di Nature del prossimo 29 marzo.

Il gruppo di ricerca guidato da Gerd Hasenfuss, della Georg August University di Goettingen, afferma infatti di essere riuscito ad isolare dai testicoli di alcuni topi da laboratorio cellule staminali che presentano caratteristiche molto simili a quelle delle cellule staminali embrionali. Secondo gli scienziati, la stessa cosa potrà essere fatta intervenendo sui testicoli umani, con una semplice biopsia. Un risultato che garantirebbe la possibilità di coltivare cellule staminali a fini terapeutici geneticamente compatibili con chi ha bisogno di cure, ma senza intervenire sugli embrioni umani ed evitando così gli ancora irrisolti problemi scientifici ed etici.

Il risultato ottenuto dai ricercatori guidati da Hasenfuss in realtà è almeno in parte una conferma. Agli scienziati era già noto infatti che alcune cellule presenti nei testicoli dei topi neonati avevano la capacità di generare tessuti di diverso tipo. Il grande passo avanti è stato accertare che questa capacità straordinaria ai fini terapeutici rimane intatta anche nelle cellule dei testicoli dei topi adulti.

Per arrivare alla scoperta, gli studiosi dell'università di Gottinga hanno isolato le cellule staminali responsabili della generazione di sperma nei testicoli dei ratti. Successivamente, grazie a particolari condizioni di coltura, sono riusciti a far riprodurre alcune cellule in colonie molto simili alle staminali embrionali che hanno ribattezzato "multipotent adult germline stem cells (maGSCs)". Le "maGSCs", allo stesso modo delle staminali embrionali, possono differenziarsi spontaneamente nei tre tessuti primari dell'embrione (endoderma, mesoderma, ectoderma) e svilupparsi quindi successivamente in organi diversi.

Fonte: Repubblica

17 marzo 2006

Ri-Man, il robot per sollevare anziani

È dotato di sensori che gli permettono di effettuare prese delicate e di riconoscere comandi vocali

Ri-Man allunga le sue braccia metalliche, le pone con delicatezza sotto il corpo da sollevare, e con altrettanta premura lo alza per portarlo laddove questo desidera.
Ri-Man sa essere una balia forte e attenta per anziani e inabili. Sviluppato dalla società giapponese Riken, è il primo robot disegnato per "trasportare" in giro per casa i propri padroni. Oppure tra le corsie di un ospedale, come aiutante di infermieri.

È dotato di sensori che gli permettono di riconoscere visi e comandi vocali e di muoversi anche in ambienti in disordine, ed è controllato da microprocessori chiamati C-Chips. È capace di distinguere un abbraccio gentile da una presa salda. Finora i suoi "esercizi" di sollevamento si sono limitati a manichini di 12 kg.

In questo video e possibile vederlo in azione

Fonte: Panorama

16 marzo 2006

Gli Usa studiano l'arma «insetto cibernetico»

Auguriamoci solo che queste tecnologie siano più utili nel campo civile che per scopi bellici.

Introducendo un microchip all'interno di un insetto gli esperti americani ritengono di poter spiare e rintracciare i nemici.

Il progetto è stato ideato dall'agenzia militare del Pentagono Darpa

WASHINGTON - Potrebbe sembrare l'ultima trovata fantascientifica di James Bond per combattere la guerra al terrorismo del XXI secolo, invece è un progetto reale prodotto dal Pentagono per mantenere la superiorità tecnologica degli Usa in campo militare. La nuova arma è già stata battezzata con il nome «insetto cibernetico» e gli esperti americani assicurano che attraverso questo nuova invenzione potranno individuare il nascondiglio dei depositi di esplosivo nemici e registrare le conversazioni dei terroristi.

PIANO - Il piano, che è stato ideato dalla «Defence Advanced Research Projects Agency (Darpa)», un'agenzia che lavora per il Pentagono allo sviluppo delle tecnologie militari americane sin dal 1958, da un punto di vista bellico è davvero innovativa e non conosce nulla di simile. I militari intendono inserire un microchip all'interno di bruchi che in futuro diverranno farfalle. Durante il periodo di sviluppo, mentre la pupa diventa grande, gli organi dell'insetto si sviluppano attorno ai chip. Secondo gli esperti della Darpa, una volta che il bruco sarà diventato una farfalla, l'insetto potra essere controllato scientificamente via radio, potrà registrare e trasmette in diretta attraverso particolari sensori presenti nel microchip le conversazioni riservate che avvengono in un luogo lontano, preferibilmente territori inaccessibili alle forze militare americane. Inoltre individuerà i luoghi dove sono nascosti i depositi di esplosivo e le bombe nemiche. «Si creerà un insetto-ibrido», afferma il sito web della Darpa, «che potrebbe essere veramente efficace nella ricerca di informazioni segrete»

SCETTICISMO - Ma non tutti sono certi che il progetto possa essere portato a termine, anzì c'è chi come il dottor George McGavin, esperto entomologo e ordinario all'Università di Oxford dichiara ai microfoni della Bbc che l'idea gli sembra ridicola. «Non tutte le idee folli sono senza valore. Penso che da alcune idee si possano produrre cose buone, ma questa non produrrà nulla di efficace». Il dottore ritiene che l'inserimento del microchip altererà la naturale evoluzione del bruco e non permetterà alla futura farfalla di vivere. Altri famosi entomologi, come Stuart Hine, dichiarano invece che la convivenza tra l'insetto e il microchip è possibile, ma sono scettici sulla possibilità di creare un insetto-cyborg: «Mi sembra, afferma Stuart Hine, che l'insetto cibernetico sia un'invenzione che potrà essere vista solamente nella fiction»

ESPERIMENTI - La Darpa però non sarà fermata dalle critiche degli accademici. I primi esperimenti partiranno a breve e si concentrano particolarmente sulle vespe e altri insetti: gli scienziati cercheranno attraverso i recettori artificiali presenti su questi insetti di rilevare l'odore di esplosivo.

Fonte: Corriere della Sera

Il Cnr ha realizzato un robot imitatore

Macchine che imitano i comportamenti umani, un po' come fanno i bambini. E' questa l'ultima sfida, affrontata dalla ricerca Cnr nel campo della robotica moderna, che si sta orientando sempre più verso "l'umanizzazione della macchina", cercando cioè di prevedere modalità di interazione con l’uomo sempre più semplificate e naturali.

Da una parte si punta sull’apparenza "verosimile", costruendo sia robot antropomorfi (umanoidi), sia robot dalle fattezze di animali capaci di movenze ed espressioni sempre più sofisticate e raffinate. Contemporaneamente, si cerca di fornire i robot di software in grado di simulare alcune delle caratteristiche che sono ritenute fondamentali per un comportamento "intelligente": rappresentazione interna del mondo attraverso le percezioni e differenti livelli di astrazione, utilizzo di varie forme di linguaggio e di canali di comunicazione, capacità di apprendimento, pianificazione ed interazioni sociali, modulazione dei comportamenti attraverso opportuni stati emotivi.

"Così come i bambini imparano a coordinare le varie parti del corpo dall’imitazione ripetuta dei movimenti, allo stesso modo il robot, “imitando" e osservando l’uomo, può riuscire ad eseguire azioni simili attraverso le proprie componenti meccaniche”, spiega Ignazio Infantino, ricercatore dell’Istituto di calcolo e reti ad alte prestazioni (Icar) del Consiglio nazionale delle ricerche che ha sviluppato il sistema ConScis in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria informatica dell’Università di Palermo. “Il nostro sistema è basato sul principio degli “spazi concettuali”, cioè rappresentazioni geometriche che permettono di “trattare” la conoscenza che scaturisce dalle percezioni della macchina, gestendola in modo da definire piani di azione, immaginarne le conseguenze, descrivere la propria attività”.

Mentre alcuni sistemi di robotica puntano sulla imitazione della fisicità umana, insomma, quello dell’Icar-Cnr si basa sulla psicologia. “Le potenzialità del sistema – che cerca di integrare quelle capacità imitative tipiche dell’intelligenza nei sistemi robotici antropomorfi - sono legate ad un modello interno versatile che tiene conto dell’ambiente in cui il robot agisce, in modo da avere descrizioni da molteplici punti di vista: il robot può agire in modo “istintivo” e automatico a certi stimoli sensoriali (comportamento reattivo), ovvero cercare di comprendere ed analizzare il contesto per agire secondo criteri “intelligenti” (comportamento cognitivo)”, continua Infantino.

Le sperimentazioni sono state effettuate su un sistema composto da un braccio robotico industriale e da una mano robotica antropomorfa, “investigando sulle capacità imitative nell’esecuzione di compiti di manipolazione ed interazione con l’utente umano attraverso la gestualità”.

La tematica dell’Imitation learning (o Learning by demonstration) nell’ambito della robotica è attualmente considerata ricca di potenzialità ed è oggetto di investigazione da parte di vari gruppi di ricerca nel mondo. Il ruolo svolto dai ricercatori di Palermo in tale ambito è considerato dalla comunità scientifica internazionale estremamente significativo.

Il sistema ConScis viene presentato al primo simposio europeo sulla robotica (European Robotics Symposium, Euros-06, in corso a Palermo da oggi 16 marzo fino al 18 marzo proposto dalla rete di eccellenza Euron (European robotics research network). La manifestazione tratterà degli ultimi sviluppi della ricerca e dei sistemi robotici impiegati in vari scenari applicativi.

Fonte: Città della Scienza